Venafro / San Benedetto dei Marsi. Orsa Amarena uccisa, l’autopsia rivela: in passato già sparato all’animale. L’uomo che ha sparato: “Minacce di morte, hanno chiamato mia madre 85 enne”.

L’orsa Amarena uccisa da qualche giorno era il simbolo del Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, il Pnalm. Il perito balistico, dopo l’autopsia condotta all’Istituto Zooprofilattico di Teramo, ha riscontrato nel suo corpo dei pallini da caccia che confermano che l’animale in passato sia stato già colpito, forse con l’intento di ucciderlo. Pallottola individuata durante le lastre alla Clinica Veterinaria dell’università ed estratta dalla suo corpo durante l’esame cadaverico.

Potrebbero essere stati dei semplici spari di avvertimento per allontanare l’animale, un espediente questo molto comune nei territori del Parco: già l’orso Stefano, difatti, ucciso in Molise nel 2013, presentava le stesse ferite.

La scoperta autoptica cambia la narrazione dell’evento ed il potenzile verdetto finale, nelle mani ora del perito balistico Minervini. La ricostruzione della dinamica dello sparo è cruciale per definire le responsabilità dell’unico indagato, Andrea Leombruni.

Dopo gli spari, l’animale avrebbe avuto una morte abbastanza lenta, dovuta al proiettile entrato nel polmone da un fianco, vicino alla spalla, ma che ha compresso irrimediabilmente tutti gli organi interni provocando una emorragia, morte lenta che avrebbe tentato di combattere alzandosi più volte da terra inutilmente.

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