Carinaro. La voce della fede oltre le polemiche: i versi del prof. Eramo per Santa Eufemia infiammano e riconciliano la comunità.

Si respira un’atmosfera densa, sospesa tra la trepidazione della tradizione e il peso di un malcontento che, quest’anno, attraversa con forza le strade di Carinaro. A scuotere le coscienze e a riportare l’attenzione sul senso autentico della ricorrenza interviene la penna del professor Marco Francesco Eramo, docente di Scienze Umane e volto noto della comunità, che ha voluto dedicare alla Patrona Santa Eufemia un intenso componimento poetico.
Arrivano i giorni in cui il paese si accende dei bagliori delle luminarie e del profumo tipico della festa patronale, ma quest’anno il fermento popolare si mescola a tensioni palpabili. La comunità di Carinaro vive infatti un momento di profonda agitazione, spaccata in due fazioni tra chi guarda ai festeggiamenti con aspre critiche — sollevando questioni di opportunità, costi o organizzazione — e chi, al contrario, difende ed elogia con orgoglio il comitato e la tradizione secolare.
È proprio in questo clima di polarizzazione che si inseriscono i versi del prof. Eramo, nati da una profonda e sincera devozione personale verso la Santa. La poesia non ignora il clima teso, ma prova a disinnescarlo attraverso la forza evocativa del rito. Nei passaggi in cui scrive che «la critica perde la sua ironia dinanzi al rito che rinnova il credere», il docente sembra voler lanciare un ponte tra le parti in causa, ricordando che il fulcro della festa trascende le polemiche contingenti per farsi spazio nel cuore dei fedeli, dal cittadino al forestiero, fino all’infermo costretto a letto.
Il testo rende merito anche all’impegno faticoso del Comitato, che «s’affanna per la sua Santa con dedizione e cura», offrendo un antidoto alla stanchezza e alle divisioni attraverso la gioia dei bambini e la speranza dei giovani. Tra richiami alla concordia fraterna e l’invito a riscoprire l’unità sotto la protezione celeste, l’omaggio del professor Eramo a Santa Eufemia si trasforma così in un manifesto civico e spirituale. Un invito accorato, in un momento tanto delicato per Carinaro, a ritrovare quel «filo d’amore» capace di ricucire gli strappi di una comunità divisa.
Ecco il testo della poesia:
“È nell’aria il profumo di festa,
le luminarie ne danno testimonianza;
tra faville e bagliori la piazza si desta,
mormora e guarda con trepidante ardore.
L’attesa si compie e si fa preghiera:
la Santa ritorna in solenne processione,
e il borgo si veste di grazia vera
nel vivo fermento di un’antica passione.
È il voto sincero di un popolo in fede,
che onora da sempre la sua Patrona:
“Eufemia ascolta chi implora e chiede grazia,
oh! celeste rifugio, accogli e perdona”.
La voce del pastore richiama alla retta via,
tra lodi devote e suppliche sincere;
persino la critica perde la sua ironia
dinanzi al rito che rinnova il credere.
È il dono d’amore del Comitato che s’affanna
per la sua Santa con dedizione e cura;
la festa ferve, la gioia s’espande e inganna
la stanchezza, tra i giochi dei bambini e la speranza dei giovani.
Passeggiano gli amanti nel dolce chiarore,
mentre l’infermo, nel letto disteso,
avverte la Santa vicina al cuore,
col passo leggero di un dono atteso.
È la festa del cittadino e del forestiero,
di chi cerca pace e concordia fraterna;
la gioia trabocca in un abbraccio vero,
sotto la luce che il cielo governa.
È il filo d’amore che ci unisce alla
Santa che ascolta con immenso affetto
e colma d’amore ogni nostra mancanza”.







