PIEDIMONTE MATESE. No al declassamento dell’ospedale di Piedimonte Matese: bisogna aiutare il Sindaco a reagire.

“Auguri Sig. Sindaco di Piedimonte Matese, mia cittadina adottiva, il suo mandato non è facile per l’eredità cappelliana, che ha quasi secolarizzato la comunità civile piedimontese ed anche per alcuni dei suoi collaboratori poco attivi nel ruolo di assessore, a me pare”.

di Giuseppe Pace, autore di saggi di Ecologia umana.

Su di un media molisano di ieri, V. Musacchio, scrive:”Un carabiniere in servizio presso la stazione di Cagnano Varano è stato assassinato durante un conflitto a fuoco avvenuto nella piazza centrale del paese, in pieno giorno, alla vista di tanti cittadini presenti. La vittima è un maresciallo dell’Arma di 45 anni: una delle tantissime vittime della mafia garganico-foggiana. Il Sole 24 ore ci dice che l’80 percento dei 300 delitti di sangue che dagli anni Ottanta a oggi sono ascrivibili alla mafia foggiana sono ancora irrisolti, cioè senza un colpevole. Il dato preoccupante è confermato nella risoluzione della sesta commissione del Consiglio superiore della magistratura. Il quadro che emerge è davvero molto preoccupante: si tratta di una mafia feroce e profondamente radicata sul territorio, su cui esercita un vero e proprio controllo di tipo militare. Un radicamento che in alcuni contesti è così forte da produrre una generalizzata omertà, che in alcuni casi diventa connivenza se non addirittura consenso”. A Piedimonte Matese per l’operazione Assopigliatutto, furono arrestati Sindaco, Presidente di Provincia e indagati solo gli assessori signorsi del Sindaco, che pare pilotasse appalti in cambio di mazzette. Alife, Piedimonte M., Bojano hanno ratificato bilanci comunali in profondo rosso e nessuno controllava come dovuto per responsabilità pubblica d’ufficio? Ma allora la camorra non trova, in non pochi Enti Locali, la strada, di prevenzione del crimine, ben sbarrata, ma socchiusa per facilmente allignarvi? Il cittadino campano, in particolare, appare spesso indifferente alla gestione della res pubblica e non crede più o non ha mai creduto negli Enti Locali o nello Stato con i caratteri costituzionali di imparzialità e trasparenza che tutela l’interesse generale oltre a prevenire e punire illegalità e favoritismi a scapito della collettività. I recentissimi fatti dell’Umbria (dove il sistema dei concorsi pubblici nella sanità è sotto inchiesta perché pare che fosse truccato, ad arte, dai politici regionali per far assumere amici ed amici degli amici nel sistema sanitario regionale) fanno ipotizzare un sistema preoccupante per la democrazia con l’invadenza partitocratica, patologica, per la società civile. Se ciò succede a nord di Roma, il cittadino italiano si chiede se a sud di essa, cioè nel Mezzogiorno, il sistema di reclutamento sanitario e negli altri Enti locali pubblici non sia ancora più nefasto per una società democratica, nata nel dopoguerra ultimo. Leggo su di un media matesino, sul quale scrivo per passione e responsabilità sociale e per amore delle contrade native e non per altro, che c’è stata la “Conferenza Permanente Regione-Autonomie Locali della Campania per il Piano di riparto per l’anno corrente 2019 ai fini dell’attribuzione alle Comunità Montane della Campania delle risorse di cui al bilancio di previsione finanziario licenziato dalla Regione Campania per il triennio avvenire 2019/20021. E’ stata espressa una necessità di integrare la somma attualmente stanziata al fine di consentire il funzionamento delle Comunità Montane stesse”. Servono altri 14,41 milioni di euro alle 20 Comunità Montane della Campania per la sola copertura delle spese ”incomprimibili” per l’anno corrente. Tali spese sarebbero quelle di personale, spese per ammortamento mutui non coperti da contribuzione statale/regionale e spese di funzionamento delle sedi istituzionali. ma sempre secondo i diretti interessati, la somma stanziata in Bilancio regionale non coprirebbe tali spese, servirebbe uno stanziamento ulteriore di oltre 2,4 milioni di euro. Fin qua la informazione di massima. Vedendo ed ascoltando gli attori del video di Pietraroja (BN) sul futuro del Parco Naturale Nazionale del Matese con la presenza anche del napoletano Ministro dell’Ambiente, mi sembra di vedere una passerella di speranze seminate per creare altre illusioni e delusioni. I Parchi Naturali spesso sono voluti dai cittadini metropolitani per vincolare il territorio, vissuto da altri, in aree montane più povere e di forte emigrazione. Con il senno del poi, l’età e l’esperienza acquisita anche osservando da dentro e da fuori questi Enti Locali sovracomunali montani, Parchi naturali, Comunità montane, ecc., spesso appaiono a molti, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, pesanti centri burocratici per i quali i soldi non bastano mai, dunque anche insoddisfatti gli attori. Anni fa visitai e rivisitai 2 Comunità montane alpine, una lombarda a Ponte di Legno (BS) e un’altra veneta a Crespano del Grappa (TV). La prima, più della seconda, era centro di produzione non burocratico ma di formaggi prodotti dal latte comunitario dei residenti. Questi partecipavano con quote societarie alla cooperativa della Comunità montana che deteneva il 51% delle quote di capitale immesso. In Veneto, invece, era dominante l’aspetto culturale e di un ordine quasi asburgico che notavi già entrando nella sede comunitaria montana. Anche qua la burocrazia era ridotta al minimo. Viceversa nelle comunità montane campane, ma anche molisane e forse di altre regioni del nostrano Mezzogiorno, è prevalente e si tocca con mano l’aspetto burocratico. Le comunità montane nascono nel 1971 con l’obiettivo di tutelare il patrimonio delle aree interne e di montagna. Le ha introdotte una legge nazionale, che poi è stata modificata nel 2000 dal testo unico sugli enti locali, con lo scopo di valorizzare le risorse proprie di ciascun territorio attraverso «l’esercizio associato delle funzioni comunali». In pratica, «la Regione individua gli ambiti o le zone omogenee per la valorizzazione della montagna e l’esercizio associato delle funzioni comunali». Poi è arrivata nel 2012 la legge Calderoli, l’ennesima riforma degli Enti locali, che avrebbe dovuto creare una governance più razionale, imponendo fra le altre cose anche una riduzione del gettito fiscale alle comunità montane e una loro riorganizzazione. Una riforma che fu amaramente contestata da molti presidenti delle comunità montane perché avrebbe segnato la loro soppressione. Ma i 17 comuni comunitari montani matesini, che fanno capo all’omonima Comunità montana, sono soddisfatti di questo Ente locale che ne amministra il territorio soprattutto boschivo e pascolivo pastorale di più alte quote? Bisognerebbe poter fare un referendum mai pensato né voluto e ciò vale anche per il più recente Parco naturale del Matese, che il napoletano ministro dell’Ambiente ha rappresentato da poco tempo in un incontro pubblico a Pietraroja insieme a politici e notabili prevalentemente campani. Tranne Castello del Matese (CE) sembra che gli altri 16 comuni comunitari montani matesini, negli ultimi decenni, hanno avuto un calo demografico soprattutto dovuto alle migrazione verso città del pedemontano e del centro-nord Italia oltre che all’emigrazione, spesso senza ritorno come prima dell’istituzione, anni Settanta, dell’Ente Locale sovracomunale. Ma allora la Comunità Montana “Matese” ha fallito uno dei più rilevanti obiettivi fondanti l’Istituzione: frenare o invertire l’esodo delle popolazioni dalla montagna? Chi ha mai controllato il controllabile burocratico di tali Enti Locali? I partiti, i sindacati e i cittadini troppo assuefatti ed indifferenti a tutto quello che si fa nei palazzi del potere locale? L’indifferenza alla politica e l’allontanamento dalle responsabilità dalla nobile arte della res pubblica è in aumento preoccupante, soprattutto dopo la scuola di massa e ciò è più deludente. Nella Repubblica di Platone si avvisava della deriva di concedere troppi diritti senza i doveri e l’attuale situazione politica italiana sembra non tenere conto di Platone con conseguenze disastrose e di deriva adolescenziale? Molti dicono di si e meno male che oltre i politicanti esistono anche i cittadini liberi di pensare e di parlare, questi si che sono diritti “incomprimibili”. Qua non si tratta di difendere alcune comunità montane a scapito di altre, né il nord rispetto al sud, ma solo di ricordare che la tassazione media italiana è elevatissima-oltre il 42%- per i servizi erogati al cittadino. E se qualcuno intravvede sperperi di pubblico denaro fa bene a lamentarsi è un suo dovere civico, lo esige la moderna democrazia. In Italia ci sono 244 enti sovracomunali, di cui 148 sono comunità montane ed occupano il 60,7% del totale degli enti presenti sul territorio. I dati Istat riportati, però, si riferiscono soltanto agli Enti certificati dal Ministero dell’Interno. Inoltre, i bilanci consuntivi degli enti locali dimostrano nel corso degli anni c’è stata una diminuzione del numero degli Enti dalle 266 comunità montane del 2011 si è passati a 244 nel 2013. Gli interventi per investimenti, funzioni e servizi ammontano a un totale di 278.160.627 milioni di euro. Sono stati spesi in competenze un totale di 65.053.803 milioni di euro. Sugli interventi correnti invece sono stati spesi euro 193. 865 240. Le spese nei servizi sono state di 1.335.299 euro (totale per funzioni per la gestione del territorio, funzioni nel settore sociale e funzioni nel campo dello sviluppo economico). Intanto le Comunità montane, o quel che rimane di esse, sopravvivono annaspando nell’incertezza. D. Missiroli, sindaco del Comune di Brisighella, è la voce fuori dal coro, che guarda al loro superamento come unica fonte di rinnovamento. “Quello che dico da amministratore locale, è che non possiamo aspettare che sia sempre il governo centrale o regionale a farci fare i passi importanti di razionalizzazione, ma dobbiamo essere noi a capire quando un ente non è più al passo con i tempi. Perno centrale di aspre lotte di potere oppure di battaglie municipalistiche tra un territorio e un altro, le comunità montane sono spesso venute meno alla loro funzione originaria. Così mostrano oggi tutte le loro fragilità a partire dal problema della eccedenza assoluta di personale. Dipendenti che non sono stati adeguatamente incanalati in funzioni specifiche, specialmente nel corso degli ultimi anni. Il fallimento storico delle comunità montane consiste nel fatto che queste si sono ridotte a sostituire i Comuni assumendo personale amministrativo, senza creare sviluppo dei territori. Il Sannio Alifano continua ad essere un territorio periferico della Campania casertana e spesso gli Enti locali, soprattutto sovracomunali, come le Comunità montane, i Parchi naturali, i Consorzi di bonifica, le Usl, le Province, le Regioni, ecc. non brillino di originalità e risentono, purtroppo, di interessi pensati a Napoli o a Caserta da persone non tutte e non sempre immuni dalla seduzione della criminalità organizzata verso gli appalti truccati per quel territorio comunale, del Matese incluso. I bilanci pubblici di tali Enti Locali sono tutti in rosso? Pare proprio di si o almeno i più. Tra le tante notizie diffuse si apprende che al Comune di Piedimonte Matese, dove l’Amministrazione del dr. in medicina Di Lorenzo è succeduta, per nomina democratica della maggioranza degli elettori, all’avv. Cappello, che era erede politico e biologico del feudo elettorale pluridecennale locale: ”Nominato finalmente l’Organismo Straordinario di Liquidazione: “Si pagherà finalmente e nel rispetto della norma senza forzature di pancia. Fermi, da uomini di Istituzioni, sulle posizioni dettate dalle norme e disposta richiesta parere alla Sezione controllo della Corte dei Conti a supporto di altro parere già acquisito che di fatto ci impediva di recepire l’accordo di intenti firmato in Regione – annuncia Luigi Di Lorenzo – riceviamo il decreto di nomina dell’Osl che nei fatti risolve l’impossibilita della liquidazione dei fondi. Ho poco fa avvisato la FISH. Si pagherà finalmente e nel rispetto della norma senza forzature di pancia. Come detto a Daniele comprendiamo ogni azione posta in essere da chiunque. Brava la FISH a garantire un supporto agli utenti e un plauso alla fermezza del mio Gruppo perché il rispetto delle norme viene prima di interessi ” politici” (che ovviamente in questa fase tutti abbiamo messo da parte). Andiamo avanti!” – conclude Di Lorenzo. Auguri Sig. Sindaco di Piedimonte Matese, mia cittadina adottiva, il suo mandato non è facile per l’eredità cappelliana, che ha quasi secolarizzato la comunità civile piedimontese ed anche per alcuni dei suoi collaboratori poco attivi nel ruolo di assessore, a me pare. Forte e chiara è la posizione del Sindaco piedimontese, dr. L. Di Lorenzo, in merito alla triste vicenda del declassamento dell‘Ospedale A.G.P. di Piedimonte Matese, “presidio indispensabile in un contesto morfologicamente difficile, come il nostro. Auspico, dunque, che lo spirito di appartenenza, la condivisione di intenti, il senso di responsabilità prevalgano sulle logiche personalistiche ed opportuniste che hanno inquinato ed impoverito la nostra terra. L’obiettivo a cui tendere è il bene comune, il bene di tutti, soprattutto dei nostri ragazzi e ragazze, i nostri figli e figlie. La politica è servizio. Ciascun Sindaco Matesino faccia squadra e rappresenti la sua gente. Immobilismo e indifferenza sono i mali peggiori”.

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